“è la democrazia, bellezza”
sarà.
ma il punto è che io tutti questi non li conosco. non so dove siano,
non ci parlo, non li leggo, banalmente, nella mia bacheca.
il
pensiero denso, realistico, di senno di rispetto, colto nel senso di
cultura del pensiero, che permea le parole che scegli e che vorresti sentire, di cui grazie a dio cerchi di circondarti tutti i santi
giorni e ci cresci dentro e ne leggi e ne ascolti, e ci speri e ne
sogni, e ti indigni e ti disperi in sua assenza,
a
me pareva tutt'attorno presente - magari indebolito, schiaffeggiato, un
pilastro di burro, in continua lotta contro le piogge acide - eppure
tra noi. e invece no.
è
un fantasma, un qualcosa di parallelo, un più di cui fare anche a meno,
e io giuro è come se non sapessi dov'è tutta quest'Italia reale, questa mappa
di blu e di giallo che straborda i confini delle regioni. come
se non servisse a niente, parlare, manifestare, come se non fosse
abbastanza la realtà rabbiosa, la realtà senza senno.
non
so dove siano tutti questi, che dovrebbero proteggersi da un luca
traini che spara dal finestrino della macchina sua, e invece ci hanno la
stessa bandiera sulle spalle
questi
italiani che dicono prima gli italiani, io non ne conosco o ne conosco pochi e non lo so, e prima mi dicevo per
fortuna, ora dico ma dov'è che vivo, con chi vivo?, eppure sono la
maggioranza, sono così tanti.
ma chi siete, dove siete,
che dite la parola italiani, e io sono italiana e io non vi conosco. ti
rubano la parola italia e ne cambiano il contenuto, la riempiono di
bile e te la rispediscono indietro, e a te il mondo pare folle. sarà la
cecità di saramago, sarà l'eterna metamorfosi delle cose nel tempo, sarà
l'incapacità di rispondere sempre in bianco e in nero che ha dato sempre più spazio sempre più spazio a quello che di spazio non dovrebbe mai averne, però io voglio indietro le parole, il senno, voglio indietro i giusti di Borges.